Poesia amore medievale

Poesia amore medievale, la poesia d’amore nel Medioevo: dall’amore nei poeti provenzali all’amore nel dolce stil novo.

Storia della poesia d’amore 

L’amore ha da sempre rappresentato uno dei temi fondamentali della poesia: dai poeti dell’Antica Grecia come Saffo e Alceo che consideravano l’amore una forza in grado di travolgere i sentimenti umani, ai poeti alessandrini che rappresentavano il sentimento dell’amore con grazia, in modo più raffinato e aristocratico. Successivamente nella letteratura latina, ci furono poeti come Lucrezio che rappresentarono l’amore in modo drammatico e violento, altri come ad esempio Tibullo che lo rappresentarono in forma gentile ed altri ancora, come Catullo, che crearono il binomio amore-odio alternando le due concezioni.

Poesia d’amore Medioevo

Analizziamo adesso i due principali movimenti poetici che trattano la poesia d’amore nel Medioevo: la poesia provenzale e il dolce stil novo. 

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Amore poeti provenzali

Nelle opere dei poeti provenzali, generalmente uomini di corte chiamati “trovatori”, l’amore diventa il tema dominante assumendo un nuovo aspetto legato alla tradizione cavalleresca: si tratta dell’ “amor cortese”, un sentimento puro spesso rivolto ad una donna irraggiungibile, un sentimento che racchiude in sé il suo fine e che può realizzarsi anche senza il contatto con la donna amata. Più l’amore è puro e svincolato dal contatto fisico, più è nobile e in grado di esaltare il cuore dell’amante, sebbene lasci sempre un alone di malinconia sul piano psicologico. I poeti provenzali raccontano l’amore secondo canoni ben definiti che portano a notevoli risultati artistici ma che sono spesso lontani dalle loro esperienze di vita quotidiana: tipico dei poeti provenzali è ad esempio dichiararsi vassalli della donna amata e sognare idilliaci incontri primaverili in giardini fioriti.

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Amore dolce stil novo

Il Dolce Stil Novo si sviluppa inizialmente a Bologna fra il 1260 e il 1276 con Guido Guinizzelli, ma raggiunge il massimo splendore a Firenze tra il 1280 e il 1310 con poeti come Guido Cavalcanti e Dante Alighieri. Gli stilnovisti, senza rinnegare l’esperienza dei poeti provenzali, portano a perfezione il processo di spiritualizzazione del sentimento d’amore. La poetica dello stil novo presenta alcune novità: ad esempio l’omaggio feudale rivolto alla dama viene sostituito da una visione più spiritualizzata della donna, creatura  scarna e incorporea come la luce, rappresentata come un angelo, un essere divino disceso sulla terra per manifestare il miracolo di Dio. Si arriva quindi al concetto di “donna-angelo” tipico del dolce stil novo: gli elementi caratteristici della donna-angelo sono la bellezza, lo sguardo e il saluto, attraverso i quali riesce ad estasiare l’uomo. L’uomo stilnovista appare rapito ed estasiato dalla bellezza della donna, sempre intento a contemplarla come una creatura angelica. A causa dell’incontenibile potenza dell’amore, l’uomo si mostra umile perchè cosciente della propria inferiorità davanti a un tale sentimento.
Come nella poesia dell’amor cortese, anche nello stil novo colui che è in grado di amare manifesta una superiore nobiltà d’animo, si tratta infatti di una gentilezza dell’animo che non dipende dalla nascita o dal titolo ereditario ma legata alle qualità della persona.

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Dante e Beatrice Vita Nova

Anche Dante Alighieri appartiene allo stil novo e la sua principale opera stilnovistica è la Vita Nova, in cui il poeta dedica un inno all’amore. La donna amata è Beatrice, di cui il poeta si innamora la prima volta che la vede pur senza mai avere con lei una reale storia d’amore, ma solo un amore platonico. Anche con Dante abbiamo una visione dell’amore come sentimento in grado di donare la massima felicità all’uomo.
Dante incontra per la prima volta Beatrice all’età di nove anni e ha immediatamente la certezza che quest’incontro sarà fondamentale per tutta la sua vita.

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Tanto gentile tanto e onesta pare concezione dell’amore

Nella Vita Nova Beatrice non appare descritta da  bambina, ma vengono subito messe in luce le sue qualità femminili di dignità, onestà e dolcezza: si parla di queste qualità nel famosissimo sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova.

“Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare”

Stupito davanti a tanta bellezza, Dante si sente spinto dalla forza incontrollabile dell’amore a cercare Beatrice per contemplare la sua bellezza, una bellezza angelica e divina che non sembra appartenere al genere umano. Dante spiega e completa la figura della donna-angelo proposta dallo Stilnovo: Beatrice è cosὶ bella da sembrare scesa dal cielo e la sua andatura è divina poichè cammina leggera tra la gente che rimane senza fiato davanti a tanta bellezza. Grazie all’amore per Beatrice, Dante non solo diventa più nobile ma riesce anche ad avvicinarsi a Dio.

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